COMUNICATO n°2: DISABILI E MERCATO DEL LAVORO : le valutazioni e le richieste ANMIC

Conferenza stampa ANMIC, 7 settembre 2016

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Negli ultimi anni il nostro Paese è stato attraversato da una forte crisi economica, allo stato non ancora del tutto superata. Il sistema del Welfare ha subito drastiche riduzioni che hanno inciso sui diritti dei cittadini e soprattutto sui diritti delle persone appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, come i lavoratori con disabilità.

A fronte di circa 700 mila disabili iscritti nelle liste del collocamento obbligatorio, gli avviamenti sono stati 19 mila nel 2012, 18.295 nel 2013, mentre nello stesso anno le nuove iscrizioni sono state 68 mila. Dunque si registra un forte squilibrio tra domanda ed offerta di lavoro per i disabili, con crescita esponenziale dell’emarginazione e della sfiducia nelle Istituzioni. In questo quadro il legislatore è intervenuto attraverso il complesso sistema di norme introdotte con il Jobs act, per ridare dinamismo al mercato.

Sono molti gli elementi di positività anche se su alcuni punti centrali è stata perduta una occasione per rafforzare il sistema delle politiche inclusive. Certamente l’idea di allentare la rigidità del rapporto di lavoro ponendo le imprese nella condizione di beneficiare di un notevole margine di flessibilità sia nella fase della costituzione che nella gestione e risoluzione dello stesso e di creare nel contempo un sistema di protezione per i lavoratori in caso di disoccupazione e un sostegno economico che faccia crescere l’offerta di lavoro, costituisce un dato rivoluzionario in un sistema finora caratterizzato dalla protezione incondizionata delle posizioni acquisite.

Tuttavia l’estensione, tout court, di un tale sistema generale al mercato del lavoro dei disabili crea notevoli squilibri nonché situazioni discriminatorie e si traduce complessivamente in minori tutele per i lavoratori, ponendo anche un problema di compatibilità con i principi della Carta Costituzionale e della Convenzione ONU delle persone con disabilità. A ciò si aggiunga che le Province hanno perso le funzioni riservate loro dalla Legge 68/99 sul collocamento dei disabili, perciò di fatto esautorate nel loro ruolo previsto.

L’ Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili esprime, in spirito costruttivo, molte perplessità sul nuovo assetto normativo che, prescindendo dalla considerazione delle peculiarità del rapporto di lavoro dei disabili, sia fisici che psichici, ha finito con l’introdurre un sistema di minori tutele che, seppur finalizzato ad una flessibilità per attrarre investimenti, ha di fatto privilegiato l’utile economico rispetto alla sicurezza del lavoratore disabile e della sua famiglia, in ciò contraddicendo il principio costituzionale dalla funzione sociale della proprietà e dell’impresa.

L’A.N.M.I.C. ritiene necessaria una riflessione su alcuni istituti, nella considerazione che una loro revisione si traduca nell’attuazione maggiore del principio di uguaglianza sostanziale, nella partecipazione dei disabili alla crescita economica del Paese, nella realizzazione di un sistema di forti tutele della persona, della sua dignità e dei diritti fondamentali, in un effettivo risparmio di spesa per lo Stato rispetto alle prestazioni economiche assistenziali erogate in funzione sostitutiva rispetto all’utilizzabilità delle capacità lavorative dei disabili nel mondo della produzione.

In particolare l’ANMIC ritiene necessari:

– l’eliminazione del carattere esclusivo della chiamata nominativa ai fini dell’assunzione dei disabili e stabilizzazione permanente del sostegno economico per i più gravi;

– la flessibilità degli strumenti contrattuali adattati alle diverse forme di disabilità e alle diverse forme di utilizzabilità delle residue capacità lavorative;

– il mantenimento del sistema tabellare e integrazione con la valutazione biopsico-sociale nei casi di necessità della individuazione di un percorso lavorativo complesso e normazione dei criteri ICF;

– la copertura reale delle scoperture esistenti nel settore privato e pubblico;

– la tutela reale nella fase della costituzione del rapporto di lavoro dei disabili, quantomeno rispetto a comportamenti datoriali discriminatori;

– il mantenimento del principio del rispetto delle mansioni equivalenti a quelle di assunzione, quale limite allo jus variandi introdotto con la modifica dell’art. 2013 del codice civile per i lavoratori disabili;

– l’ esclusione dal sistema delle tutele crescenti dei rapporti di lavoro dei soggetti disabili e mantenimento della tutela reale – reintegrazione nel posto di lavoro – in caso di licenziamenti illegittimi;

– il rafforzamento legislativo dell’istituto dell’accomodamento ragionevole

– specificazione dei contenuti per legge e secondo i criteri comunitari;

– il rafforzamento del ruolo delle associazioni di categoria e delle parti sociali all’interno degli organismi territoriali preposti all’incontro tra domanda e offerta di lavoro;

– il rafforzamento del ruolo del responsabile dell’inserimento lavorativo in azienda o nelle amministrazioni pubbliche;

– la revisione del sistema di formazione professionale a partire dalla previsione di un inizio in ambito scolastico secondo un progetto complessivo che parta dall’educazione scolastica per giungere all’inserimento nel mercato del lavoro.

Su questi punti l’ANMIC ritiene di dover aprire un confronto con il Governo, le forze politiche e le parti sociali in modo da modellare il “sistema lavoro” dei disabili sulla base dei principi di piena inclusione sociale come delineati dalla Costituzione repubblicana e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

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